Cassazione n. 24669/2026: più rigore sulla *scientia decoctionis*
Cassazione n. 24669/2026: nei finanziamenti in pool la scientia decoctionis va provata in concreto Con la sentenza n. 24669/2026, la Prima Sezione civile della Corte di Cassazione interviene sul tema della revocatoria dei pagamenti effettuati nell’ambito di un finanziamento bancario in pool, soffermandosi in particolare sulla posizione della banca capofila e sulla prova della scientia decoctionis. La Corte chiarisce che la legittimazione passiva della capofila non può essere ricavata automaticamente dalla struttura del finanziamento: occorre esaminare il concreto assetto negoziale e verificare quale soggetto assuma, nei rapporti esterni, la posizione effettiva di accipiens dei pagamenti. Il passaggio più rilevante riguarda però la prova della conoscenza dello stato d’insolvenza. La professionalità della banca, la dimensione dell’operazione o la presenza di segnali di crisi non sono, da soli, sufficienti. La scientia decoctionis deve essere ricostruita attraverso un percorso probatorio preciso, capace di dimostrare quali informazioni fossero concretamente disponibili, in quale momento e attraverso quali elementi il convenuto potesse conoscere lo stato d’insolvenza. La Cassazione richiama così l’attenzione sulla necessità di evitare motivazioni generiche o meramente presuntive: nelle azioni revocatorie occorre una vera teoria del caso probatorio, fondata su fatti noti, temporalmente collocati e riferibili alla specifica posizione del soggetto convenuto. Un principio di particolare rilievo per banche, professionisti e procedure concorsuali, perché impone di tenere distinti tre piani: interpretazione del contratto di finanziamento, disciplina della revocatoria e prova concreta della conoscenza dell’insolvenza.